Dal passato al presente

Caro dedaliano, sono David Fivoli e oggi ti parlerò di un errore che viene commesso frequentemente, soprattutto dai neofiti della scrittura e soprattutto quando si narra in prima persona: il continuo passaggio dal passato al presente all’interno del tempo narrativo.

Vediamo subito come gestire correttamente i tempi della narrazione.
Immaginate il capitolo di un romanzo che racconti le gesta del nostro protagonista, l’avventuriero Dragon. 

In questo capitolo si susseguono diverse scene: Dragon che arriva all’isola del tesoro e vi trova il suo arcinemico Jack, Dragon che fugge grazie all’aiuto di una comunità di surfisti hippie, Dragon che torna sull’isola per affrontare Jack.

Scena 1  

Arrivai all’isola del tesoro, al tramonto. Giunsi all’albero e vidi Jack… (ecc: altre righe di narrazione, sempre al passato)

Scena 2

Chiedo ai surfisti se possono aiutarmi, in cambio prometto loro… (ecc: altre righe di narrazione, questa volta al presente)

Scena 3

Tornai sull’isola armato fino ai denti. Trovai Jack che festeggiava con una bottiglia di rum e gli dissi… (eccetera: altre righe al passato)

tempo narrativo attraverso una storia di pirati

Chi dovesse leggere le avventure del nostro Dragon sarebbe frastornato e si porrebbe alcune legittime domande: l’azione si svolge al passato o al presente? Al passato, sembrerebbe… e allora perché a un certo punto l’azione è tutta al presente?

Perché l’autore ha commesso un errore.  Doveva utilizzare il passato anche nella scena 2.
Sembra una banalità, ma partendo dal concetto di spazio e di tempo narrativo, dobbiamo essere sempre in grado di analizzare la coerenza intrinseca dei tempi del nostro testo. Sempre!

L’errore comune nell’uso del tempo narrativo

Questo errore è comune, credetemi. Quasi ogni testo narrato in prima persona di uno scrittore alle prime esperienze contiene errori di questo tipo.

A volte l’autore se ne rende conto da solo, soprattutto se l’alternarsi dei tempi è cacofonico ed evidente a causa di un’alternanza continua; a volte invece serve l’occhio attento di un editor, perché questo alternarsi è più strisciante, meno immediatamente percettibile, per così dire. 

Ma se sappiamo tutti che alternare è un errore, perché succede così spesso? 

Fare una scelta tra presente e passato per il tempo narrativo

Perché, in realtà, questo dogma della non alternanza del tempo narrativo è una semplificazione. Il discorso è un pizzico più complesso. 

E la risposta è tutta in uno dei concetti più oscuri e temuti del nostro affascinante universo narrativo.

Il presente storico drammatico

Vedete, dedaliani… a ognuno di noi viene normale switchare, cioè passare dal passato al presente, quando raccontiamo qualcosa. Ci porta dritti nel cuore dell’azione, e credetemi: lo facciamo tutti (scrittori e non) quando parliamo, senza rendercene conto. Anche se non lo sappiamo, stiamo utilizzando il cosiddetto presente storico drammatico.

Una precisazione: il presente storico si divide in drammatico e narrativo; per quanto possa sembrare controintuitivo, a chi “narra” interessa principalmente il primo: il secondo è più tecnico.

Un esempio di presente storico narrativo:

Napoleone Bonaparte nasce ad Ajaccio il 15 agosto del 1769 e muore in esilio a S. Elena, il 5 maggio del 1821; proprio alla sua morte Manzoni dedica la poesia Il 5 maggio. 

Questo tipo di narrazione al presente per raccontare fatti passati è molto utilizzata in ambito giornalistico e storico, e serve per attualizzare gli eventi, per rendere la narrazione più fluida, semplice e accattivante per il lettore.

Il presente storico drammatico, invece, è usato nei testi di narrativa con funzione focalizzante e serve a enfatizzare un particolare momento della narrazione stessa, passando in modo repentino dal passato al presente. Volendo utilizzare il linguaggio cinematografico, potremmo definirlo come una sorta di zoom.

Un esempio di presente storico drammatico:

Eravamo nel pub. Ecco che arriva Marco, tutto insanguinato: dice che lo hanno accoltellato. Uscimmo di corsa, per portarlo in ospedale.    

Consapevolezza

Ora, cari dedaliani, ci tengo a puntualizzare un concetto.

Sono profondamente convinto che la cosa più importante per chi scrive, come per chi si approccia a qualunque altra arte o mestiere, sia la consapevolezza. Quindi è fondamentale che un aspirante scrittore non si fermi a quella che definisco accademia dei corsi di scrittura creativa e al dogma che viene ripetuto fino alla nausea: “Saltare tra i tempi è un errore che si fa spesso, per non sbagliare utilizza solo il presente o solo il passato!”

Per quanto sia genericamente vero, io vorrei che i nostri lettori facessero un passo in più, che andassero oltre il dogma e capissero perché vengono fatti, certi errori: la comprensione è alla base di tutto. 

Il presente storico esiste, e gli errori nella gestione del tempo narrativo dipendono proprio dal fatto che siamo talmente abituati a utilizzarlo nel parlato che poi ci viene spontaneo utilizzarlo anche nella scrittura.

Vi invito a vedere questo video, dove il concetto viene spiegato molto bene. 

Utilizzare questa alternanza in un testo non è dunque sbagliato a prescindere, bisogna però saperlo utilizzare con parsimonia ed efficacia, altrimenti restituiremo al lettore l’idea di aver commesso dei grossolani errori nella gestione della coerenza del tempo della narrazione e nella stessa regola della concordanza dei tempi.

Esercizio per il tempo narrativo

Proviamo a fare un esercizio: torniamo al nostro avventuriero Dragon e riscriviamo le scene al passato, ma inserendo il presente storico drammatico.

Scena 1

Arrivai all’isola del tesoro al tramonto. Giunsi all’albero e vidi Jack che stava scavando. «Maledetto» dissi, «cosa diavolo fai?» Lui mi guarda e tira fuori la pistola. Me la diedi a gambe e corsi fino alla capanna dei surfisti, in cerca di aiuto.

Eccolo, il nostro presente storico drammatico. Non è un errore, inserito in questo modo. Nella fattispecie, ho deciso di zoomare su una scena: invece di rispondermi Jack tira fuori la pistola, presumibilmente me la punta addosso ed è pronto a uccidermi. 

Potete provare da voi a scrivere le scene 2 e 3 al passato, inserendo un presente storico drammatico per dare enfasi, partendo dagli incipit. 

Chiesi ai surfisti se potevano aiutarmi, in cambio promisi loro… 

Tornai sull’isola armato fino ai denti. Trovai Jack che festeggiava con una bottiglia di rhum e gli dissi

No al virtuosismo a ogni costo

E quindi questo passaggio si può fare? Sì, ma attenzione.

Prendiamo lo zoom cinematografico: un mostro sacro come Kubrick lo usava magistralmente, e i suoi zoom sono magia. Più il regista è amatoriale, invece, più i suoi zoom (e in generale i movimenti di macchina) saranno dilettantistici e fastidiosi per lo spettatore.

Zoom cinematografico del tempo narrativo

Nella scrittura vale lo stesso principio: fino a che non sarete in grado di padroneggiare la vostra cinepresa e i suoi movimenti, ovvero la vostra scrittura con tutte le sue sfaccettature, evitate di lanciarvi in virtuosismi che potrebbero sortire l’effetto opposto a quello sperato.

Rileggete sempre il testo diverse volte, dedicando una rilettura esclusivamente al controllo della coerenza del tempo narrativo. Nel dubbio (e fatelo tassativamente, se siete agli inizi del vostro percorso narrativo) eliminate ogni presente storico, e rendete la narrazione uniforme.

Ma siate consapevoli della sua esistenza.
Se poi, con il tempo e con la pratica, riuscirete a padroneggiare questo strumento, allora potrete usarlo, facendolo diventare parte del vostro stile.

Bene, è tutto per oggi; nel caso aveste bisogno di noi, sapete dove trovarci.
Ti aspettiamo dall’altro capo del filo, dedaliano!

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