mestiere dell'editor

Bentornato, dedaliano!
Ci hanno chiesto in tanti di spiegare o far capire meglio cosa sia il mestiere dell’editor e come lavoriamo noi qui in Agenzia… ma non è mica semplice! Per scrivere quest’articolo c’è stato bisogno di una forte componente meditativa e, nel mio caso, anche di tanta musica jazz da camera ed elucubrazioni profonde.

Il mestiere dell’Editor non è semplice: quando si parla di editing non si parla di una scienza esatta, ma di un certo grado di obiettività applicato sempre e comunque a un quadro soggettivo.
Un buon Editor è curioso, sa ascoltare (sia l’autore che il testo!), cerca sempre più punti di vista e, soprattutto, cerca di fare le domande giuste.
L’Editor è un co-pilota, un motivatore, un critico, un direttore d’orchestra, un “maestro”, non inteso come professore in cattedra, ma come approccio orientato alla trasfusione di esperienze e conoscenze.
In ultimo, ma non ultimo, ogni Editor fa un po’ come gli pare e lavora a modo suo.

E quindi? Eccoti qui spiattellate le nostre 10 regole auree, il nostro approccio nero su bianco. Condivisibili o meno, queste regole sono le nostre, quelle che riteniamo essere irrinunciabili per il mestiere dell’Editor.

1 – Preparazione e talento

Sarà banale sottolinearlo, ma un Editor deve essere preparato per fare il suo lavoro. Dovrebbe innanzitutto essere un esperto di lingua; se non esperto, quantomeno un profondo conoscitore del suo funzionamento (sì, stiamo parlando proprio di grammatica: sintassi, ortografia, morfologia, pragmatica e semantica).
In secondo luogo, un Editor deve conoscere la teoria e la tecnica della scrittura creativa, così da riconoscere a colpo d’occhio elementi critici o punti di forza di un autore e del testo che ha scritto.
Questa è la base delle 10 regole: senza, il resto è inutile.

2 – Visione olistica

Non è possibile lavorare a un testo come si deve dividendolo in compartimenti stagni. Sebbene molti professionisti amino suddividere e dare un nome ai diversi tipi di editing, il modo migliore per mettere mano a un testo è prenderne in considerazione ogni aspetto.

editor come monaco buddista in meditazione
Tipica attività giornaliera degli Editor della Dedalo alle prese con la visione olistica

3 – Pragmatismo

Questa, tra le 10 regole, è la mia preferita.
Un buon Editor sa essere pratico. I consigli, le osservazioni e le critiche che porta devono essere esposti con chiarezza, in modo ordinato e cristallino. Al contrario di quello che alcuni possono pensare, usare paroloni difficili, frasi ampollose e approcci prolissi (o peggio da cattedra) non sono segni di erudizione.
L’autore deve essere messo nella condizione di poter decidere con piena comprensione se accettare, rifiutare o discutere di quanto suggerito dall’Editor. Sempre.

4 – Spirito di squadra

Perché su un libro non lavora solo l’Editor, ma anche l’autore e probabilmente anche altre figure: grafici, impaginatori, eccetera. Alla Dedalo mettiamo subito in chiaro una cosa: il lavoro da effettuarsi sul testo è un lavoro di squadra, non in solitaria.
Molti professionisti, in questo campo, lavorano da soli al testo e a fine editing passano il malloppo bello e pronto all’autore, o peggio pieno di osservazioni generali senza alcuna indicazione pratica.
Noi non lavoriamo così, dall’alto in basso, ma di fianco all’autore.
Un approccio orizzontale, non verticale: c’è bisogno di uno scambio, stile ping pong, per arrivare a un risultato soddisfacente per tutti.

5 – Approccio umile e camaleontico

Un buon Editor è anche camaleontico: il suo lavoro può dirsi riuscito quando non si vede. D’altronde, ogni libro richiede un lavoro diverso e la mano dell’Editor non dovrebbe riconoscersi mai: la prerogativa principale è che rimanga inalterato lo stile e la famosa “voce” autoriale, che dovrà, al massimo, essere potenziata dal suo intervento.
Fare Editing non significa infatti mettere un filtro al testo, né imporre il proprio stile e la propria visione all’autore.

editor come camaleonte dall'espressione buffa
L’espressione di un Editor camaleontico dinanzi a un testo ostico

6 – Curiosità

Abbiamo già suggerito all’inizio che saper fare il mestiere dell’editor è anche saper porre le domande giuste. All’autore, certo, ma anche a sé stessi. Bisogna far parlare il testo e chi l’ha scritto, domandarsi il perché delle scelte e, se ce n’è bisogno, metterle in dubbio per capire fin dove possano reggere. E bisogna verificare tutto, sempre. Giusto per fare un esempio: l’Utah confina con il Nevada? Se così è scritto nel libro, così dev’essere (nel caso di un romanzo ambientato ai giorni nostri).

7 – Mettersi nei panni del lettore

La prima lettura di un testo deve essere assimilabile a quella di un semplice lettore, e non di un critico addetto ai lavori. È al grande pubblico che aspira (di solito) un testo: ed è in quel pubblico che bisogna immedesimarsi. Chi prenderà il libro dallo scaffale della libreria non sa nulla dell’autore né delle regole della scrittura creativa.
Questa regola è contro-intuitiva: tanto più un Editor è in grado di fare il suo lavoro, meno si pone come Editor di fronte al testo!

8 – Guidare lo scrittore

Abbiamo parlato all’inizio, prima di cominciare con le 10 regole, del fatto che l’Editor è un co-pilota. Più che fornire risposte secche, fornisce domande e palesa problemi, più una serie di opzioni possibili per porvi rimedio.
Il lavoro di guida è mirato tuttavia alla crescita dell’autore, verso un naturale perfezionamento del suo stile, del suo ritmo, della sua voce.

editor come cane con la testa fuori dal finestrino
Un Editor leale e attento, che mentre lo scrittore guida si assicura che il resto sia a posto

9 – Telescopio… e microscopio

Un buon Editor passa dall’uno all’altro.
Col telescopio dà uno sguardo d’insieme al testo: struttura e ritmo, così da consigliare le parti da tagliare, ampliare, spostare o riscrivere; col microscopio analizza il testo riga per riga, rendendo il testo più scorrevole e musicale, eliminando ad esempio ausiliari non necessari e aggettivi inutili, mettendo mano a sintassi farraginose o periodi pasticciati.

10 – Fiducia ed empatia

Tra autore ed Editor è essenziale che vi sia un patto di fiducia a doppio senso.
Un Editor sa bene che dovrà maneggiare il testo con cura e rispetto, con l’occhio professionale di chi critica per mestiere; chi gli ha donato quella storia dovrà al contrario avere fiducia ed essere aperto ai possibili suggerimenti, senza cadere alla prima fragilità riscontrata.
È essenziale che ci sia anche empatia da parte dell’Editor: l’editing è anche un confronto molto profondo con l’autore. “Autore” che non è solo un nome, ma una persona come tutte le altre; può essere fragile e avere bisogno (lui/lei e il testo) di cure specifiche e, perché no, amorevoli.


Non fare quella faccia, dai… abbiamo finito.
Beh, che te ne pare di queste 10 regole del mestiere dell’editor? Ti sembra semplice applicarle tutte? Non lo è, a meno che non si ami questo lavoro.
Io lo amo, e anche tutti i miei Avengers ne vanno pazzi: il nostro rapporto con l’Editing è di totale devozione ai testi e agli autori.
Umberto Eco di editor ne aveva sette, mica uno… così, tanto per dire.
Se ho dimenticato qualcosa, aggiungila tu nei commenti: lavoro di squadra, ricordi?

Se sei arrivato a leggere fin qui, sei un mito. Sul serio! Grazie.
In alto i calici e #ioleggotutto sulle tastiere!

Ti aspettiamo all’altro capo del Filo, dedaliano!

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