Cara dedaliana e caro dedaliano, anche quest’anno il Natale si avvicina, portandosi dietro la solita “ansia da prestazione” da regali. Centrare il regalo giusto non è mai semplice; per un lettore, poi… lo avrà letto? Non lo avrà letto? Gli piacerà? O non lo leggerà?

Centrare il regalo giusto per la prima tipologia di lettore: l’amante dei grandi classici

Anche quest’anno, proverò a venirti in aiuto con alcuni consigli per un regalo da sfogliare, che non sia però il classico best seller posizionato in classifica, e che magari sia “centrato” per chi quel regalo dovrà poi riceverlo e, si spera, leggerlo!

Il romanzo che consiglio è Pian della Tortilla, il primo romanzo dello statunitense John Steinbeck, premio Nobel nel 1962; quello di Uomini e topi e Furore, per intenderci. Al di là dello stile e della capacità narrativa di Steinbeck (siamo nel gota degli inarrivabili… quegli autori che è un piacere leggere, a prescindere), è il concept stesso alla base dell’opera a lasciare sbalorditi: immagina uno scrittore affascinato da Re Artù e dai Cavalieri della tavola rotonda. Poi, immagina che, nelle prime righe del suo romanzo, lo scrittore in questione presenti il suo protagonista, la sua casa e i suoi amici con queste parole: “Poiché la casa di Danny fu simile alla Tavola Rotonda, e gli amici di Danny non furono dissimili dai cavalieri di quella”.

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Epicità, quindi? Guerre leggendarie, principesse, eroi senza macchia e senza paura e chi più ne ha più ne metta? Niente di tutto questo: i protagonisti di Steinbeck sono degli sfaccendati paisanos della cittadina californiana di Monterey, che vivono in una catapecchia della collina che la sovrasta, Tortilla Flat, appunto. In questo romanzo surreale, grottesco, comico e spiazzante, le giornate di Danny e gli altri “cavalieri” scorrono sonnolente e votate al nichilismo più sfacciato, se non per quell’unica, ossessiva pulsione che riesce a muovere i nostri eroi verso imprese straordinarie: trovare del vino da tracannare fino a stordirsi.

Pian della tortilla è un romanzo che può essere regalato tanto all’amica dai gusti difficili, tipo: «O sono premi Nobel o non li leggo!» quanto allo zio che nei libri cerca solo evasione, tipo: «Me lo leggo solo se è divertente!» (in realtà, potrebbe essere regalato senza problemi anche a tutte quelle persone che hanno una certa qual naturale predisposizione a bere vino in grandi quantità… ma dubito che questo fosse il target di riferimento di Steinbeck!).

Centrare il regalo giusto per la seconda tipologia di lettore: l’alternativo

E se invece avete amici o fidanzati, parenti o conoscenti che amano sempre la lettura d’evasione con quel pizzico di surreale e di grottesco, ma con il gusto di una narrativa un po’ più “da strada”, un po’ più sporca, cattiva e alternativa (senza rinunciare alla qualità, sia chiaro)?

Be’, in questo caso il mio consiglio è di regalare una raccolta di racconti dal titolo abbastanza esplicativo: Tutta colpa dell’acido. Per farvi capire di cosa si tratta, vi invito a un esercizio riflessivo al limite della bizzarria: immaginate che arrivino gli alieni. E immaginate che, per una serie di accadimenti dovuti a un destino più o meno imperscrutabile e beffardo, a fare da tramite tra questi alieni e la civiltà umana non siano grandi scienziati, filosofi illuminati o politici dal sorriso smagliante e il carisma di un J. F. Kennedy, ma… degli hooligans che sembrano usciti dalla penna di Irvine Welsh.

Ecco, in uno dei racconti succede proprio questo, essendo la raccolta, guarda un po’, farina del sacco proprio dello scrittore scozzese!

Centrare il regalo giusto per la terza tipologia di lettore: l’amante del fantastico vintage

Adesso due vere chicche per chi ama leggere libri “vintage”, roba da mercatini, oramai semi introvabile. Perché, carissimi, diciamocelo pure: a ordinare il best seller dell’anno in rete o a prendere il romanzo di Natale dagli scaffali della grande libreria di città so’ boni tutti (da leggere in romanaccio, che tanto da quando è uscita la serie di Zerocalcare si è sdoganato).

Ma se il destinatario del vostro regalo ha la tempra dell’ultimo dei romantici e se non gli frega nulla dell’ultima uscita e del romanzo in cima alle classifiche… se ama il grande fantasy di cappa e spada che tra un’avventura e l’altra sa strappare più di qualche risata o quello a tinte horror ma di gran stile, con futuri impossibili, mondi morenti e redivive arti negromantiche…

Ebbene, in questo caso i titoli che mi sento di consigliare sono Il mondo di Nehwon di Fritz Leiber e Universo Zotique di C.A. Smith. Entrambi autori americani dello scorso secolo, hanno avuto vite e fortune assai differenti. Leiber era famoso e conosciutissimo, soprattutto come romanziere di fantascienza (genere con il quale vinse innumerevoli premi), ma le sue incursioni nella heroic fantasy sono state a dir poco memorabili: il suo Mondo di Nehwon è uno dei più grandi capolavori di sword and sorcery di tutti i tempi (termine per altro coniato proprio da Leiber nel 1961!).

Smith, corrispondente di penna di Lovecraft, rimase invece povero, e per tirare avanti fu costretto a fare lavori come il boscaiolo o il raccoglitore di frutta; ciononostante, era un fior di scrittore, e il suo macabro universo di Zotique, infestato di negromanti, è uno dei mondi più affascinanti della storia letteraria.

Entrambi i libri sono quasi introvabili, e bisogna quindi confidare nella fortuna di scovare una copia usata in buone condizioni in rete, o a un mercatino. Ma il regalo sarebbe “unico”, questo è garantito.

Centrare il regalo giusto per la quarta tipologia di lettore: l’appassionato di storia

Più o meno tutti conosciamo qualcuno appassionato di storia. Se questa passione comprende la storia del XX secolo,  e se non vuoi regalare il classico “romanzo storico” del momento, ecco due valide alternative.

Dispacci, del giornalista americano Michael Herr, non è un romanzo, ma un reportage sull’esperienza dell’autore, corrispondente al fronte durante la guerra del Vietnam, dal ‘67 al ‘69. È un testo forte, crudo e illuminante, definito dal The New York Times come il miglior libro mai scritto su quella guerra maledetta (Herr, per intenderci, fu anche il cosceneggiatore dei due film più famosi e iconici sull’argomento, Apocalypse Now di Coppola e Full Metal Jacket di Kubrick).

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L’uomo che viaggiava con la peste invece, scritto dall’autore francese Vincent Devannes ed edito dalla Neo Edizioni, ci trascina nell’Argentina del dopoguerra, la terra che diede rifugio a tantissimi criminali nazisti che, sotto falsa identità, tentarono (e spesso riuscirono) a rifarsi lì una vita più o meno rispettabile. Si tratta di una vera chicca, per gli appassionati dell’argomento, e non voglio dire di più per non spoilerare!

Centrare il regalo giusto per la quinta tipologia di lettore: l’amante delle domande impossibili

Se conosci qualcuno che a tavola, mentre gli altri parlano dell’ultimo derby o dell’outfit dell’influencer di turno, è solito uscirsene con discorsi di tutt’altro tenore, tipo: «A voi piacerebbe essere immortali? Avete pensato ai pro e ai contro?». Be’… allora ho il libro che fa per questo tipo di persona!    

Parlo di Notizie sul giocatore Rubasov dell’autore svedese Carl-Johan Vallgren (semisconosciuto in Italia, vincitore di premi importanti all’estero); si tratta di un testo molto particolare; il concept è un classico di un certo tipo di narrativa fantastica: un uomo gioca a carte con il diavolo e perde

Lo sviluppo, però, è molto interessante, perché l’autore si approccia al concetto dell’immortalità in modo insolito, rovesciando il mito faustiano in una maniera che lascia riflettere. Non  mancano poi cenni storici di un certo livello (il romanzo è anche un “viaggio” tra i più crudi avvenimenti storici del XX secolo).  

Centrare il regalo giusto per sesta tipologia di lettore: l’appassionato di crime

Ogni compagnia che si rispetti ha sempre un appassionato di fantasy, un appassionato di storia e, dulcis in fundo, un appassionato di crime. Costui parla di serial killer con il piglio di un esperto, magari non sa che Cristiano Ronaldo è portoghese, ma sa tutto di Ted Bundy e compagnia bella.  

Sì, lo so cosa stai pensando, che dei testi che parlano di serial killer non sono propriamente da atmosfera natalizia… ma pensa a questo: se conosci qualcuno con una tale macabra passione, potresti davvero allietare il suo Natale. Immaginalo, davanti all’albero con faccia triste e il sorriso di circostanza abbozzato sul volto, costretto a vedere il film di Natale in famiglia mentre vorrebbe spararsi una maratona sul mostro di Milwaukee o sul pagliaccio assassino. Immaginalo, dopo aver scartato l’ennesimo regalo della zia… una sciarpa, o magari un maglioncino… fino a quando non arrivi tu con il tuo libro, che dopo l’ennesimo pigiamino a righe lo farà esplodere in un salto di gioia!

Ma di cosa parliamo? La scelta è tra due testi assai interessanti. Il primo è Mindhunter, di John Douglas e Mark Olshaker; si tratta di un testo in cui Douglas ci racconta di come diventò il primo “cacciatore di serial killer” della storia, quando, giovane agente dell’FBI, mise su il primo programma di profiling criminale della storia. Da questo libro è stata tratta anche una fortunata serie Netflix.

Il fatto è questo: John Douglas è il padrino di praticamente tutto ciò che, dagli anni Ottanta in poi, abbiamo visto o sentito a livello mediatico riguardo al cliché dell’agente FBI che va a caccia di serial killer: film, best seller, serie, speciali a tema… capolavori indimenticabili o memorabili schifezze che siano state, tutto ciò che ruota attorno a questo concetto è nato con Douglas… e scusa se è poco!

Il secondo testo è un grande classico: Il libro nero dei serial killer di Donald Seaman e Colin Wilson. Si tratta di un testo davvero esaustivo sull’argomento, una vera e propria “Bibbia del male”.

Centrare il regalo giusto per la settima tipologia d lettore: il viaggiatore

Qualche mese prima che scoppiasse la pandemia che, ahinoi, ci ha “costretti” tutti dentro casa, ho acquistato una raccolta di racconti curata da Stephen King e Bev Vincent, con il preciso intento di portarmela dietro ogni qualvolta avessi preso un aereo, per leggermela “in quota”. Il titolo? Una garanzia: Odio volare, una raccolta di racconti horror ambientati… su un aereo!

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Non sono scaramantico, e sono un tipo poco impressionabile: la soddisfazione con cui ostento quel libro sull’aereo, ponendo la copertina (meravigliosa, anche al tatto) in bella vista, rasenta la vanità (mia moglie invece scuote la testa sconsolata).

Ora, cara dedaliana e caro dedaliano, te lo voglio dire: se conosci qualcuno che per un motivo o per un altro prende spesso l’aereo, questo è il regalo giusto. E se ha paura di volare ancora meglio: la sua faccia quando scarterà il regalo e leggerà il tuo biglietto di auguri (su cui scriverai rigorosamente qualcosa tipo: “Per tenerti compagnia durante il volo”) sarà semplicemente impareggiabile.

Bene, direi che per ora è tutto. Ah, buone feste!
Ti aspettiamo dall’altro capo del filo, dedaliano!

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