Caro dedaliano,

sono Pietro e oggi ti scrivo per mostrarti perché conoscere le funzioni di ipotassi e paratassi è utile a migliorare la scrittura creativa. In poche parole, ogni volta che scriviamo dobbiamo scegliere quale delle due vie percorrere.

Prima di poter parlare di come scrivere creativamente, proviamo a conoscere meglio ipotassi e paratassi chiarendo i due termini.
Stiamo per descrivere due tipi di rapporti possibili tra le frasi o, per i linguisti, tra le proposizioni. Se il rapporto tra queste è sullo stesso piano, e cioè se le frasi non dipendono l’una dall’altra, abbiamo la costruzione paratattica.

Al contrario, se tra le frasi c’è un rapporto di gerarchia, quindi di dipendenza, parliamo di ipotassi. In quest’ultimo caso distingueremo una frase principale da una o più frasi subordinate. A volte anche più di un grado di subordinazione, cosa che però, a dirla tutta, sta diventando un’eccezione per la maggior parte dei testi in italiano. In pratica, per indicare questo rapporto di subordinazione, la nostra lingua ci offre numerosi strumenti, come le forme non finite del verbo (il gerundio):

Avendo finito con la definizione, passiamo agli esempi.

Nulla di nuovo, giusto? Hanno provato a insegnarcelo a scuola, a volte con qualche successo, analizzando la frase in prospettiva sintattica: congiunzioni e preposizioni che introducono frasi principali e subordinate esplicite o implicite, subordinate relative, causali, finali, eccetera eccetera.
Ma c’è qualcosa di più che emerge da queste terre di aride definizioni formali? E soprattutto, perché per scrivere creativamente è anche importante prestare attenzione a dosare questi due modi di costruire il testo?

Paratassi semplicità, ipotassi lentezza… ma non proprio

Una risposta intuitiva potrebbe essere: la paratassi è il regno della semplicità e quindi della chiarezza, al contrario l’ipotassi complica il testo e lo rallenta. Ma come spesso succede nella vita, e anche nella lingua, la verità sta nel mezzo e una risposta semplice o sempre valida non esiste.

Proviamo a fare qualche esempio:

Il tempo è volato e dobbiamo salutarci. (paratassi)
Dato che il tempo è volato, dobbiamo salutarci. (ipotassi)

Nella seconda frase, dove abbiamo una subordinata (causale), in effetti, sembra ci sia qualcosa di troppo. Si esplicita una relazione di causa-effetto evidente e ci sembra che ciò rallenti la progressione del testo. Questo già per una sola frase, figuriamoci per un testo più lungo, o in un romanzo!
Non è un caso, infatti, che l’utilizzo di un andamento paratattico sia il modo spontaneo di tenere assieme il discorso nella lingua parlata.

Più semplice di ipotassi e paratassi? La giustapposizione

Per semplificare ancora, la frase più diretta sarà:

Il tempo è volato, dobbiamo salutarci.

Questo modo di tenere insieme due frasi è chiamato giustapposizione. In effetti, nel parlato, più che nello scritto, si tende – a meno che non vogliamo esasperare di proposito il nostro interlocutore! – a seguire quella che Grice chiama la massima della quantità, cioè “non fornire più informazione del necessario”. Rispetto ai primi due esempi qui la logica non è affidata alle parole (dato che, e), ma dipende in modo crescente dall’interpretazione del lettore.  

Se manifestare o meno queste relazioni è quindi la prima domanda da porci, per decidere quanto è opportuno rendere esplicita la struttura del testo o quanto invece vogliamo lasciare che sia chi ci legge a ricostruirla. Rispetto a questo, la coordinazione o paratassi è un gradino più esplicita della giustapposizione, ma resta comunque meno esplicita dell’ipotassi.

Infatti, una frase costruita paratatticamente può risultare difficile da interpretare in modo univoco, specie in un testo scritto, se non rendiamo esplicita la sua struttura con la subordinazione, come nell’esempio che segue:

Conosco la tua opinione e lascio la decisione a te.

Qui la frase per noi è ambigua e si apre a diverse interpretazioni. In altre parole, non sappiamo se dobbiamo intenderla come una concessiva, cioè “Sebbene conosca la tua opinione…” oppure orientarla a un significato di tipo causale “Lascio la decisione a te perché…”.

In questo caso, vediamo come la costruzione paratattica mettendo semplicemente in fila le frasi, senza dare loro profondità, non si orienta alla chiarezza. Questi esempi possono darci un’idea di quanto sia flessibile la nostra lingua e di quanto stia proprio all’autore del testo trovare la giusta dose di esplicitezza, sia per non annoiare il lettore, ma ancora di più per non lasciare troppo spazio ad un’ambiguità non ricercata.

Quanto conta questo in un romanzo?

Per certo, in un testo lungo, come appunto in un romanzo, ipotassi e paratassi non si escludono a vicenda, anzi.  Nel testo letterario poi, queste contano ancor più che in altri generi, questi due tipi di architettura si mescolano in diverso modo e grado, ma è proprio quel giusto mix tra detto e non detto in fin dei conti che permette alla scrittura, non solo di risultare pienamente comprensibile, ma anche gradevole.

Il terreno in cui ci muoviamo, in realtà, è aperto a interpretazioni diverse anche tra gli esperti, per i quali i confini stessi tra ipotassi e paratassi sono sfumati e ciò ha portato a diverse classificazioni. Se ti va di approfondire “Dal giardino della sintassi” potrebbe essere un buon punto da cui iniziare.

Paratassi e ipotassi, spiegate in un libro, Dal giardino della sintassi.

Ma, tornando a noi, la subordinazione o ipotassi sarà il modo prevalente quando vorremo portare avanti delle argomentazioni e sarà comune, ad esempio, nei testi scientifici o nei discorsi politici; in questo caso ci si propone, infatti, di offrire al lettore la massima trasparenza di tutti i rapporti all’interno di un testo (anche se, purtroppo, nel caso della politica, la struttura trasparente non si accompagna alle intenzioni).

La tendenza vista in azione nella lingua parlata può essere utilizzata per riprodurre, seppur con approssimazione, i ritmi dell’oralità in un testo scritto. Una buona regola da seguire per farlo consiste nel prediligere un’organizzazione del discorso di tipo paratattico.

Ciò anche perché un’eccessiva articolazione rischia di dare al tuo testo un tono innaturale o eccessivamente programmato. Se puntiamo poi a comunicare l’emotività, anche in questo caso, l’orientamento verso la paratassi è senza dubbio preferibile. Se lo fai, ti uccido! suonerà certamente meno carico e vivido di “Fallo e ti uccido!” pur non essendoci nessuno scarto di significato.

Tiriamo le somme insieme

Ho provato a mostrarti come conoscere ipotassi e paratassi potrà esser utile a fare le scelte più adatte in scrittura creativa. Nel leggere il prossimo libro, ti consiglio di prestare attenzione anche alla sua struttura: sarà un modo efficace per affinare la tecnica e collaudare strumenti utili a migliorare la tua scrittura in ogni situazione.

Ragionare su questi due metodi di organizzare la struttura di un testo rispetto alle funzioni che esprimono potrà certamente rendere più chiaro il tuo periodare.

In questo tessere e ritessere continuo, però, non sei affatto solo. Un buon editor, infatti, potrà sempre darti un’ulteriore prospettiva, per rendere nitido il tuo testo eliminando ogni ambiguità, così come ha fatto il frattale di Mandelbrot (in copertina), rivelando le strutture soggiacenti alle forme più disparate.

Ti aspettiamo all’altro capo del filo, dedaliano!

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