Sinossi

Bentrovato, dedaliano!
Rieccomi nuovamente a te, sono Ilaria. Non mi vedevi in giro da un po’, vero? Credo da agosto o giù di lì. Ma non temere, non ti ho scordato e oggi ti parlerò di un’annosa questione, che è lo spauracchio degli scrittori pronti a far compiere al proprio manoscritto un bel tour per le redazioni delle case editrici: la sinossi.

La sinossi altro non è se non un riassunto di quanto accade nella tua storia, ed è ciò che tutti gli editori chiedono per decidere se varrà la pena approcciarsi all’intero romanzo.

Perché è così tanto richiesta? Semplice, perché a ogni editore giungono decine (o centinaia e passa se si tratta di case editrici medie o grandi) di proposte al giorno da aspiranti scrittori… e leggere l’intero manoscritto, o anche solo un capitolo rappresentativo, porterebbe via molto tempo.

Per rendersi conto se è davvero interessato a valutare la storia completa, gli basterà sapere di cosa parla, se l’idea è originale, se rispecchia gli orientamenti del mercato, se tratta di argomenti incanalati in un filone specifico, nonché se ha una conclusione interessante che esuli dai soliti cliché.

Ma allora, se è così importante farla, perché rappresenta uno degli incubi ricorrenti degli scrittori? Cos’avrà mai di così inquietante questa famigerata sinossi?

la sinossi è l'incubo dello scrittore
Attento scrittore, la sinossi ti attende nell’ombra.

Sinossi uguale sintesi

Uno scrittore è portato, per definizione, a scrivere. E anche tanto. Già l’idea di creare un riassunto della sua creatura e doverla privare di alcune parti da lui ritenute fondamentali è terrificante, figuriamoci, poi, se questo riassunto è davvero molto, molto, breve.

Stai tremando, già ti vedo. Ti stai chiedendo: «Quanto breve?», con la fronte madida di sudore. Abbastanza, ma andiamo a esaminare assieme le caratteristiche tecniche della sinossi. Questa dovrà:

  • Rientrare in un numero massimo di battute (spazi inclusi), in genere compreso tra le 1800 e le 2000 al massimo. Alcuni editori, o concorsi per proporre progetti editoriali, saranno tassativi, per cui in quei casi sei tenuto ad attenerti alle regole: in caso contrario, pena la squalifica.
  • Essere scritto solo al presente. Non stai scrivendo un racconto o un romanzo, per cui non sono necessarie analessi e prolessi (o flashback e flash forward che dir si voglia), né variazioni nei tempi verbali. Potresti concederti l’uso del futuro sul finale, se strettamente indispensabile.
  • Non deve contenere descrizioni, pensieri, stati d’animo dei personaggi, dialoghi (né diretti né indiretti).

La sinossi non è narrativa

Proprio così, quindi non devi dipanare tutto l’intreccio della trama, bastano le azioni principali, quelle che segnano svolte significative.

Deve contenere tutto l’essenziale: di cosa tratta la storia, dove si svolge, in che periodo o contesto, chi sono i personaggi principali (non serve descriverli, né citare proprio tutti se non importanti) e che obiettivi hanno, lo snodo principale o climax della storia, il finale.

«Ma come, nella sinossi devo dire in che modo va a finire la mia storia? Non devo incuriosire l’editore?»
La risposta è no. La sinossi non è una quarta di copertina e l’editore (o il direttore di collana) non è un lettore, non devi convincerlo a compare il tuo libro, devi convincerlo a pubblicare il tuo progetto!
E un editore vuole pubblicare una storia solo se vendibile.

Una bussola per l’editore

La sinossi è una bussola per l'editore.
Consenti all’editore di orientarsi per valutare.

L’editore, come dicevo all’inizio, non ha tempo da perdere, vuole andare subito al sodo, vuole la strada più breve per orientarsi nel mondo che hai creato.

Prova anche a immaginare la sinossi come una sorta di biglietto da visita del romanzo: daresti un papiro con su scritto un poema come tuo biglietto da visita? Un po’ eccessivo, non credi? Sul biglietto da visita c’è giusto quel che serve sapere di te: il tuo nome e cognome, di cosa ti occupi, l’azienda per cui lavori (o il tuo studio professionale), l’indirizzo, i recapiti per rintracciarti (fisici o digitali).

All’editore interesserà solo capire se il contenuto e il genere di cui scrivi sono collocabili tra le sue collane, se l’idea è vincente, se la storia è originale e, come dicevamo poc’anzi, se finisce in modo banale o ha qualcosa di interessante da lasciare al lettore una volta chiuso il libro.

So bene a cosa stai pensando: in questo modo la scrittura parrà “asettica” e non si comprenderà né la vicenda in tutti i suoi dettagli né la tua capacità di scrittore.
Vero, ma non ti è richiesto di dare un saggio del tuo stile e del tuo talento letterario! Non in questa fase. La vera bravura, nel caso della sinossi, starà proprio nel saper dire tutto con poche (e soprattutto essenziali) parole.

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Non solo sinossi letteraria

Eppure sei fortunato, la sinossi non è un biglietto da visita nel vero senso della parola. Hai almeno uno spazio sufficiente per i tuoi 1800/2000 caratteri. Sappi che c’è chi sta messo peggio!

Quella che in narrativa è chiamata sinossi, infatti, in sceneggiatura è chiamato Soggetto, ma prima che un editore (nel caso del fumetto) o un produttore cinematografico siano davvero interessati e arrivino a leggerlo, devi passare attraverso le forche caudine di una sintesi ulteriore ed è tale condensato estremo a essere chiamato sinossi, in quest’ambito.

Perché una simile tortura? Cos’ha fatto di male lo sceneggiatore? Nulla, esiste ed è solitamente determinato a raggiungere il suo obiettivo (come tutti gli scrittori).

Ormai avrai imparato il concetto a memoria: l’editore è un tipo che non ha mai tempo da perdere e odia chiunque glielo faccia sprecare, per cui in contesti più caotici, come possono essere le fiere, serve agganciare il suo interesse con qualcosa di ancora più immediato. La sinossi (non letteraria), appunto, che non dovrà essere più lunga di cinque (massimo sei) righi in tutto.

Il pitch è una sinossi, che serve per lanciare un'idea al produttore.
Cogli al volo la tua opportunità in pochi righi

Nel campo cinematografico si parla di pitch (il giusto lancio affinché il produttore colga la palla al balzo) e leggenda hollywoodiana vuole che, raccontato a voce, non debba superare il tempo di un viaggio in ascensore (per questo è detto anche elevator pitch), l’unico momento libero per un produttore, quindi una manciata di minuti se non addirittura di secondi.

La sinossi, in sceneggiatura, è la sintesi estrema del soggetto. Se per quest’ultimo hai a disposizione circa 1.800 battute (come nella sinossi del romanzo), qui ne avrai solo 500 o 600. Anche meno in campo cinematografico o televisivo: basta una frase chiave efficace (o due a voler esagerare).

È un mondo difficile, cantava quel tale

In questo esiguo spazio dovrai farci rientrare tutto… e sì, anche stavolta finale incluso (nel cinema, invece, è sconsigliato).

«Assurdo!» dici? No, proviamoci insieme scrivendo qui una sinossi da sceneggiatura. Anche se per farlo ricorreremo alla storia di un romanzo da tutti conosciuto e… notoriamente lungo:

In una Lombardia sconvolta dalla peste del 1600, Renzo e Lucia, giovani innamorati, sono costretti a lasciare la città e a separarsi, perché lei è divenuta obiettivo sentimentale di un signorotto locale deciso a impedirne le programmate nozze. Tra mille peripezie, rapimenti e il pericolo del morbo, con l’aiuto di un frate ex nobile, influente e contrario a ogni forma di ingiustizia, riescono a coronare il loro sogno nonostante l’impedimento di un voto di castità formulato nel frattempo da Lucia.

500 caratteri esatti spazi inclusi, puoi anche contarli.

Una sinossi ancora più breve? Si può fare.
Si… può… fa-re!

Nel pitch, invece, servono: premessa, protagonista, pericolo che egli corre (o avventura che vive), contesto della storia.

Un diciassettenne aiuta un amico scienziato che ha creato una macchina del tempo finendo per errore negli anni ’50. Deve tornare nel futuro prima di alterare gli eventi e rischiare di non venire al mondo.

In realtà, il povero sceneggiatore avrà qualche altro asso nella manica se supera il banco di prova della sinossi o del pitch. Ma non possiamo, in questa sede, soffermarci a esaminarli.

Per salutarci

Bene, caro dedaliano, per quanto riguarda la sinossi e le sue applicazioni nei vari ambiti ci fermiamo qui. Mi auguro che l’argomento sceneggiatura abbia solleticato la tua curiosità, perché prossimamente tornerò a parlartene!

Se ti va di commentare, come da consuetudine potrai farlo utilizzando gli hashtag #ioleggotutto e #sinossi.

Se invece hai bisogno di consigli, di aiuto per scrivere una sinossi e cogliere l’opportunità con un editore, o il tuo pitch per un viaggio in ascensore col finanziatore del tuo film (o persino di una startup imprenditoriale), puoi sempre rivolgerti alle professionalità del gruppo Dedalo.

Ti attendiamo dall’altro capo del filo, dedaliano!

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3 Risposte

  1. Grazie a te, Marina.
    Mi fa piacere che tu abbia trovato l’articolo di tuo interesse.
    I tuoi commenti sono sempre precisi e puntuali, oltre che graditi.

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