Caro dedaliano,
sono Giorgia e oggi ti parlo di un argomento alquanto spinoso: il contratto editoriale.

Per cercare di aiutare gli autori che possono trovarsi situazioni piacevoli o terribilmente spiacevoli, toccherò diversi punti e darò anche qualche numero. Spero che possa bastare per risolvere i dubbi principali, ma attenzione: se nel contratto che hai davanti qualcosa non ti convince, informati sempre molto bene con esperti del settore prima di firmarlo.

Che diritti si possono cedere nel contratto editoriale?

Nel momento in cui l’autore ha scritto un’opera, questa diventa immediatamente protetta dal diritto d’autore. Nello specifico, il diritto d’autore è regolato dalla legge n. 633 del 1941, che chiama “opera d’ingegno” qualsiasi opera scritta dall’autore grazie alla sua creatività. Qualunque testo con tale caratteristica è protetto dal diritto d’autore, senza che l’autore debba preoccuparsi di inviarlo alla SIAE.

A sua volta, il diritto d’autore è composto da due tipologie di diritti: il diritto morale e il diritto patrimoniale.

  • Il diritto morale attribuisce l’opera al suo autore e non è cedibile attraverso contratti: l’attribuzione non verrà mai persa, nemmeno dopo la morte dell’autore.
  • Il diritto patrimoniale invece permette di utilizzare l’opera per fini commerciali, ed è questo che si cede quando si firma un contratto con l’editore, autorizzandolo a vendere tale opera per conto dell’autore.

Ciò vuol dire che solo l’autore può vendere la sua opera, a meno che non si autorizzi un editore a farlo. Ma l’editore non potrà avvalersi per sempre di questo diritto: la durata del contratto editoriale non può durare più di 20 anni, poi dovrà essere rinnovato. Solo una volta che saranno trascorsi 70 anni dalla morte dell’autore, chiunque potrà decidere di vendere le sue opere.

Cosa ne viene in cambio?

Soldi, si spera. O una bella esperienza nel caso la pubblicazione abbia poca fortuna.
A seconda della casa editrice che vorrà acquisire i diritti, si potrà discutere di un anticipo sulle royalties: l’editore vorrà farti vedere quanto crede nella pubblicazione anticipandoti le royalties, ovvero la quota spettante all’autore, di un certo numero di copie che non ha ancora venduto.

Se ti crederà un autore da bestseller potrebbe pagarti davvero tanto, spesso anche più di quanto ci guadagnerà, altrimenti si terrà basso in modo da non rischiare di andare in perdita.
Se un grande editore non ti paga un grosso anticipo, non credere che sia perché il libro non lo convince (altrimenti non lo vorrebbe pubblicare); la realtà è che solo chi è già un bestseller riesce a ottenere tanto.

Le case editrici molto piccole invece spesso non danno alcun anticipo, ma per dimostrare la loro correttezza possono comunque offrire una piccola somma simbolica.

Cosa fare quindi se l’editore non solo non mi paga, ma pretende anche un “contributo” alle spese?

C’è solo una cosa da fare: stracciare il contratto editoriale e non scrivere più a quell’editore.
Stai cedendo i diritti patrimoniali per 10, 15, 20 anni a qualcuno che, se si impegna, può farli fruttare. L’editore guadagna sulle vendite dei libri e per poterlo fare deve accettare il rischio di impresa che ne deriva. Non deve mai accadere che sia l’autore a pagarlo per farsi pubblicare.

Perché non si dovrebbe pagare l’editore

  • Gli hai già ceduto i diritti, lui dovrebbe acquistarli e non, al contrario, chiederti di cedere anche soldi.
  • Se l’editore chiede dei soldi, non crede di poterli guadagnare da quel libro. Quindi non sta correndo il rischio di impresa, ma sta viaggiando sul “sicuro”. Chi fa così non è un editore, ma un tipografo.
  • Se ti chiede di acquistare un certo numero di copie, vuol dire che sarai il suo unico acquirente. Quindi non ci saranno ulteriori vendite oltre alle copie che ti venderà.
  • Se ti chiede 1.000, 2.000, 3.000 euro per pubblicare un libro, perché dovrebbe impegnarsi a venderlo a qualcuno, dato che lui ci ha già guadagnato?
  • Nel caso ti dica che il libro “non è pronto” e che dovrai pagargli l’editing, vuol dire che non potrà sapere se dopo l’editing il libro sarà pronto, quindi ti sta prendendo in giro pur di farsi pagare.
  • Se ti chiede soldi in caso di chiusura anticipata del contratto, magari chiedendoti di acquistare tutte le copie già stampate, vuol dire che qualora l’esperienza andasse davvero male, sarai costretto a rivolgerti a un avvocato.
Quando l’editore chiede un contributo economico…

Ricorda sempre

Un editore che chiede soldi solitamente non è un editore che paga le royalties e nemmeno un editore che tiene ai suoi autori. Per cui non sperare di rifarti dell’investimento: oltre ai soldi avrai anche perso il diritto di fare ciò che ti pare con il libro.

In casi come questi o si cerca un editore più serio, o si può considerare l’idea di auto-pubblicarsi e di tenersi tutti i diritti per ogni evenienza futura. Nel caso in cui il libro sia ancora troppo acerbo per essere pubblicato, gli editori seri non lo accetteranno mai.

Se non riesci a piazzare il libro o ritieni che abbia bisogno di molte cure, è sempre bene contattare un’agenzia di servizi prima di mandare il manoscritto agli editori.
Gli editori che si fanno pagare per farlo solitamente non offrono nemmeno un buon servizio, e una volta guadagnato dall’editing poi non si impegnano minimamente nella promozione.
Un vero editore è colui che accetta il rischio di impresa e che guadagna dalle vendite di un titolo, e che quindi proverà a farlo conoscere il più possibile.

Come vengono pagate le royalties?

Le percentuali delle royalties da pagare all’autore in cambio della cessione dei diritti variano, sia a seconda dell’editore, sia a seconda dello specifico diritto ceduto. Solitamente per la vendita di un libro tascabile queste variano dal 7% al 15%, e spesso sono a scaglioni:

7% fino a 5.000 copie vendute

10% fino a 10.000 copie vendute

eccetera

Le royalties vengono pagate dall’editore dopo la consultazione di un rendiconto annuale, solitamente intorno al mese di maggio.
A seconda della percentuale stabilita in fase di contratto, l’editore pagherà la somma defiscalizzata del 4% e al netto della ritenuta d’acconto.
Ad esempio, se sono state vendute 1000 copie di un libro che costa 10 euro a copia, il guadagno lordo sarà di 10.000 euro; a questo si sottrae l’Iva e poi si calcolano le royalties, per cui il 10% di royalties su 9.600 sarà 960 euro, che al netto della ritenuta d’acconto diventano 816 euro.

10% di royalties
Solitamente le royalties di un autore si aggirano intorno al 10%

Raggiungere il break even point del contratto editoriale

Quindi a ogni rendiconto riceverò sempre dei soldi?

Se l’editore ha venduto delle copie del tuo libro, sì.
A meno che nel contratto non ci sia una clausola che delimiti un minimo di copie vendute prima del pagamento (clausola da far togliere, specie se non si tratta di poche copie). Nel caso fortunato in cui però l’editore abbia pagato un anticipo alla firma del contratto, potresti anche non guadagnare niente di più per tanti anni.
Infatti, l’anticipo non è una somma extra, ma si tratta delle royalties sui libri che si prevedeva di vendere. Questo vuol dire che finché non raggiungerai quella somma con i libri realmente venduti, l’editore non ti dovrà altro. Il raggiungimento della somma prevista dall’anticipo si chiama break even point: una volta raggiunto, l’editore riprenderà a pagarti le royalties.

E se non raggiungo il break even point? Dovrò ridare i soldi in più all’editore?

No, una volta che l’editore ha pagato l’anticipo, non lo dovrai più rimborsare, nemmeno se le vendite saranno molto più basse delle aspettative iniziali.

Per concludere sul contratto editoriale…

Fai sempre molta attenzione alle clausole di un contratto editoriale. Leggilo bene e non firmarlo preso dalla foga di aver ricevuto una proposta: alcune proposte è meglio non riceverle. Non sottovalutare il rischio derivante da una firma frettolosa: molti autori hanno vissuto terribili esperienze lunghe parecchi anni, anche perché una volta firmato un contratto non è semplice uscirne.
Se gli editori sono molto conosciuti e ben visti, difficilmente correrai tanti rischi, ma fai attenzione a qualunque editore che non conosci già bene.

Che altro c’è di importante in un contratto?

  • Controlla il termine di pubblicazione, che dovrebbe essere a non più di due anni dalla consegna del manoscritto all’editore.
  • Controlla chi avrà i diritti secondari, come quelli cinematografici e di traduzione. Anche su quelli, se sfruttati, ti saranno dovute le royalties.
  • Controlla inoltre che l’opera sia effettivamente mantenuta in commercio. Se l’editore non fa uso dei diritti patrimoniali acquisiti, l’autore può contattarlo e ritornare in possesso dei diritti ceduti, in quanto l’editore non ha tenuto fede al contratto.

In ogni caso, se il contratto prevede un pagamento di qualsiasi tipo, diffida di quell’editore. E se per tua sfortuna quel contratto l’hai già firmato, non esitare a contattare un legale per farlo visionare e farti dare dei consigli per tirartene fuori.

Avvocato che studia un contratto editoriale

C’è tanto altro sul contratto editoriale

Spero che questo articolo ti sia stato utile e ti abbia chiarito un po’ le idee; ci sarebbe tanto altro da dire e per questo il nostro gruppo tiene dei Seminari Online sull’Editoria che parlano anche di contratti editoriali; dacci un’occhiata, se ti può interessare.

Nella speranza che tu possa firmare presto un ottimo contratto editoriale, per oggi ti saluto.
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Ti aspettiamo all’altro capo del filo, dedaliano!

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