Bentrovato, dedaliano. Sono sempre Ilaria e, come promesso nel precedente articolo, continuerò a parlarti del modo per rendere attraenti la tua storia agli occhi dei lettori.

Dopo aver parlato dell’esperienza sugli argomenti e della coerenza nell’ambientazione, quindi, aggiungo altra carne al fuoco, al fine di rendere il tuo “menu narrativo” ancora più prelibato e dare a chi ti leggerà ulteriori motivi per non staccare lo sguardo dalle pagine o dallo schermo.

Il punto di vista

Per ecrivere nuove storie occorre un nuovo punto di vista
Osserva e scopri nuove prospettive

Un detto ormai diffuso in narrativa è: “le storie sono finite”, quindi ormai sembra che tutto sia già stato raccontato. Si dice, infatti, che le strutture dei romanzi siano poche e tutte già ampiamente sfruttate. Eppure gli scrittori continuano a narrare.

Questo perché, sebbene molte vicende siano simili tra loro, il punto di vista nel rappresentarle può variare.

Ed ecco che, se a fronte di molteplici avventure sui vampiri descritti come creature terrificanti, ne giunge una in cui il vampiro parla di sé, dei suoi rimorsi, dei pro e contro di una vita da immortale, diviene presto un caso letterario in quanto offre una visione originale rispetto alle altre.

La stessa cosa per gli zombi. Storie su morti che tornano in vita ce ne sono tante e simili tra loro: cadaveri semi decomposti e terrificanti che cercano di cibarsi dei vivi.

Ma nel momento in cui qualcuno narra di individui che ritornano dalla sepoltura e cercano di riprendere la loro vita normale, con le stesse fattezze di un tempo, non rassegnati al fatto di essere stati dimenticati dai viventi andati avanti nonostante la loro morte, il punto di osservazione cambia. E mutando il focus narrativo mutano anche gli stereotipi del genere.

Nasce così un nuovo filone di storie.

Vecchie storie e nuove visoni

Ogni storia ha un suo POV
Scegli un punto di osservazione originale

È per questo che il POV (Point Of View) o PDV (Punto Di Vista) che dir si voglia, è fondamentale quando si racconta.

E non mi riferisco solo alle differenze tra una narrazione in prima o in terza persona, ma anche ai diversi panni in cui si può porre un eventuale narratore onnisciente.

La stessa favola di “Cappuccetto rosso”, per dirne una, potrebbe essere riscritta altre cinque volte. A seconda che il punto di osservazione (oltre a un individuo esterno super partes) divenga quello della bambina, della madre, della nonna, del lupo o del cacciatore.

L’anima della storia

Ogni storia ha un'anima
Il volto di ciò che racconti è il tuo

La tipica domanda che ogni scrittore si sente porre spesso è: con quale personaggio dei tuoi romanzi ti identifichi? Oppure: quanto ha di te il protagonista della vicenda che hai narrato?

La risposta, dovrebbe essere “tutti e nessuno”, o “tutto e nulla”, a seconda che si risponda alla prima o alla seconda domanda.

In ogni storia che scrive, il narratore dovrebbe disseminare sempre qualcosa di sé, della propria essenza.

Può metterci una parte del suo vissuto nel rappresentare un evento, alcune dinamiche della propria famiglia, il suo pensiero su un argomento trattato, oppure impiegare una caratteristica di sé tra i pregi e i difetti dei vari personaggi.

Lo scrittore dà l’anima in tutti i sensi…

Una storia comunica emozioni
Descrivi e comunica le emozioni

Cioè, ci deve mettere grande impegno, sacrificio, ma riversarci anche delle emozioni.

Guai se fosse il contrario. Se l’autore non fosse il primo a emozionarsi, gioire, spaventarsi, provare ansia, allegria, far rivivere a un personaggio le emozioni di un suo innamoramento, allora non sarebbe credibile neanche il romanzo che ha scritto.

Se l’autore non si sente soddisfatto, o convinto di ciò che il suo stesso libro gli ha lasciato dentro, allora ha fallito. Come potrebbe convincere il lettore, se non è egli stesso a provare determinate emozioni?

Scrivere è realmente mettersi a nudo, è condividere una parte di sé, dei propri stati d’animo, delle sensazioni vissute. È instillare vera vita alla storia.

In una storia bisogna mostrare o raccontare?

E siamo giunti così a uno dei punti focali di qualsiasi mezzo narrativo si voglia utilizzare.

Se desideriamo che il nostro lettore divenga parte attiva nella lettura del romanzo, una sorta di personaggio aggiunto e  occulto che spia le mosse dei reali protagonisti, dobbiamo calarlo tra le pagine del libro, al centro della scena.

Quello dello “Show don’t tell” è infatti il meccanismo principe sul quale dovrebbero basarsi tutte le storie.

Come recita la frase (o formula, se vogliamo) appena citata, l’esortazione rivolta a tutti gli scrittori è: se vuoi scrivere una storia che catturi il lettore e lo trascini con sé, bisogna mostrargli ciò che accade, non semplicemente raccontarglielo.

Molti si chiedono: ma se l’arte narrativa sta proprio nel raccontare, come faccio a “non raccontare”?

… Questo è il dilemma

Lo scrittore deve scrivere la storia in modo che il lettore osservi il mondo descritto.
Lascia che il lettore osservi

In realtà è semplice, basta non limitarsi a elencare gli eventi, non riferirli soltanto. Un romanzo non è un’inchiesta, né una cronaca giornalistica in cui si riportano fatti obiettivi. Al contrario, bisogna suscitare delle emozioni, come dicevamo poc’anzi.

Inoltre, al lettore alcuni aspetti vanno semplicemente accennati, fatti intuire, in maniera tale che sia lui stesso a dedurli e costruire la storia insieme all’autore.

C’è una bella differenza tra lo scrivere:

«Anna entrò nel locale. Era una ragazza decisa e aggressiva e tutti la temevano per quella sua apparenza burbera, per cui la scansarono vedendola passare. Nessuno sapeva che nel profondo era anche capace di dolcezza e commozione».

E il descrivere:

«Anna entrò nel locale, i pantaloni di pelle nera fasciavano le gambe tornite, ritmate dalla falcata decisa, e il giubbotto dello stesso colore aveva il bavero sollevato. Il suo sguardo indurito dalla matita scura non lasciava adito a equivoci e le persone che incrociava nel locale la scansavano intimoriti. Si infilò nel bagno, chiuse la porta alle sue spalle e finalmente si lasciò andare a un pianto silenzioso, mentre si mordeva le labbra a occhi serrati».

Insomma, caro dedaliano, il lettore deve vedere con i suoi stessi occhi i personaggi dei tuoi romanzi, sapere come si muovono, cosa pensano, che gesti compiono. Non basta semplicemente riferirgli come sono e cosa fanno.

E ora applica il tutto alla tua storia

Scrivere è il frutto di una ricetta ben dosata di giusti elementi.
La ricetta per te

Concludendo questo lungo articolo, per rendere un romanzo affascinante agli occhi del tuo lettore devi metterci: un pizzico del tuo vissuto, 350 grammi della tua anima, un intero panetto di mondo ben descritto, due occhi con un punto di vista originale e amalgamare bene il tutto usando l’apposito strumento dello “Show, dont’tell”.

Avrai ottenuto così storie appetitose da dare in pasto ai tuoi lettori, che diverranno così sempre più numerosi e voraci.

Ancora una volta, se ti va di condividere questo articolo puoi usare l’hashtag #ioleggotutto, assieme al nuovo #animaestorie, e ricordati di commentarlo se hai qualcosa da aggiungere o da dire.

Ti aspettiamo dall’altro capo del filo, dedaliano!
Alla prossima.

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