Ciao, dedaliano, e benvenuto nel primo articolo del nostro blog dedicato alla sezione Lingua!

Innanzitutto, mi presento: sono Francesca, e ho passato gran parte della mia breve vita a studiare lingue. Non solo le lingue straniere (anche il cinese, sì, mi piace complicarmi la vita), ma anche e soprattutto la nostra, l’italiano. La grammatica, la sua evoluzione nel tempo, la letteratura e persino i perché del suo funzionamento interno. Esatto, proprio di tutto.

Ciò di cui voglio parlarti oggi riguarda un argomento piuttosto spinoso: l’uso del piuttosto che. Che tu sia giunto qui perché non sai effettivamente come usarlo o, al contrario, perché odi il modo in cui viene spesso usato oggi, poco importa. C’è tanto su cui riflettere, in entrambi i casi. Cominciamo subito.

Per capire come si usa bisogna prima capire cos’è

Ragazza al computer

Quello che ho scelto di riportare nel titolo è un principio valido in molti casi. Pensaci un attimo: è davvero possibile riuscire ad usare qualcosa senza sapere nemmeno cosa sia? Probabilmente no! È proprio per questo motivo che è importante guardare alle definizioni.

Piuttosto che è una locuzione congiuntiva che può avere un valore avversativo o comparativo: nel primo caso sta ad indicare un’opposizione, un contrasto, allo stesso modo di anziché; nel secondo, indica invece la preferenza accordata a un elemento rispetto ad un altro in una comparazione. Se non è ancora chiaro, lo sarà sicuramente con qualche esempio.

Piuttosto che rimproverarmi, aiutami a capire dove sbaglio.
Preferisco camminare piuttosto che usare i mezzi pubblici.

Come forse avrai notato ora, nel primo esempio abbiamo una chiara opposizione, tanto che la frase potrebbe essere riformulata anche in questo modo: “Non rimproverarmi, ma aiutami a capire dove sbaglio“. O ancora: “Anziché rimproverarmi, aiutami a capire dove sbaglio“.

Nel secondo caso, invece, abbiamo una comparazione tra due elementi distinti: camminare a piedi e usare i mezzi pubblici. Nell’esempio riportato in alto, la preferenza viene accordata al camminare a piedi proprio attraverso l’utilizzo del piuttosto che.

Usi alternativi di piuttosto che

Forse ora ti starai chiedendo: sono davvero solo questi i modi in cui si usa piuttosto che? Oppure: non è così che io utilizzo il piuttosto che di solito. Cosa sbaglio?

Queste domande sono del tutto legittime: da qualche decennio a questa parte, infatti, questa locuzione ha cominciato ad essere impiegata anche con valore disgiuntivo, ovvero con il valore di o, oppure. Facciamo un esempio anche in questo caso.

Stasera potremmo mangiare pesce, piuttosto che (=oppure) la carne, piuttosto che (=oppure) un bel piatto di pasta.

Comincia a farci caso: se non sei tu stesso ad usare il piuttosto che in questo modo, avrai sicuramente sentito qualcuno farlo, e non parlo di uno dei tuoi amici, ma di giornalisti, conduttori, speaker radiofonici… Potresti addirittura averlo letto su una rivista!

Già, il problema è piuttosto complicato, tanto da aver spinto Giuseppe Patota (accademico e professore presso l’Università di Siena) a scriverci addirittura un libro insieme a Valeria Della Valle.
Quest’uso alternativo di piuttosto che, se così possiamo definirlo, è piuttosto in voga, in sostanza. Come dobbiamo comportarci al riguardo?

È davvero un errore?

Bambino disperato

Veniamo ora al nocciolo della questione: usare piuttosto che con valore disgiuntivo è un errore? Sì, o almeno così prevede la norma linguistica. Insomma, se ci sottoporrai un testo con il piuttosto che usato in questo modo alternativo, noi della squadra Dedalo te lo segnaleremo certamente.

Come spiegato dall’Accademia della Crusca, infatti, usare questa locuzione come se fosse un semplice oppure può portare a serie incomprensioni, ed è soprattutto per questo che è da considerarsi un errore. Riporto qui un esempio ispirato dal web, così che tu possa capire meglio ciò che intendo.

Regalami un anello piuttosto che un paio di scarpe.

Cosa vuole dirci in questo caso l’interlocutore? Stando all’uso canonico di piuttosto che, preferisce l’anello al paio di scarpe. Si tratta proprio dello stesso uso corretto che abbiamo visto negli esempi in precedenza.

Se il piuttosto che fosse usato con valore disgiuntivo, invece, che valore avrebbe questa frase? L’anello e il paio di scarpe finirebbero per equivalersi: anello o scarpe, sarebbe indifferente. Ed ecco che scatta l’incomprensione!

Più chiaro, adesso? Spero di averti aiutato almeno un po’ a fugare questo dubbio. Se ti va, facci sapere se ti è mai capitato di usare questa locuzione in modo errato, o se hai sentito qualcun altro farlo, magari anche in tv.

Ti dirò di più: perché non ci suggerisci un tema linguistico particolarmente spinoso che ti piacerebbe affrontassimo? Se hai ancora qualche dubbio, infine, non esitare a farcelo sapere. Scrivici pure a info@agenziadedalo.it o lasciaci un commento qui sotto: ti risponderò personalmente. E non dimenticare l’hashtag #ioleggotutto!

Ti aspettiamo all’altro capo del Filo, dedaliano!

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3 Risposte

    • Ciao, Daniele!
      No, nessun errore. Si tratta solo di una questione di gusto e stile personale. Nel mio caso, preferisco la prima opzione 🙂
      Grazie per il tuo contributo!

    • Buongiorno, Daniele. Io preferisco l’inserzione delle virgole anche nelle frasi corte; lo trovo più musicale. Però il mio è un approccio assolutamente personale e non di tendenza. In una partitura musicale ci sono brani concitati e pause, allegro e adagio, con o senza spirito, mesti oppure no. Solamente nel moto perpetuo non ci sono pause. Ma il perpetuum mobile è un genere. Se un romanzo o un racconto, pur composti di frasi brevi, come spesso accade, fossero scritti senza virgole o altri segni di punteggiatura, li troverei illeggibili; ma questo solo perché io – ripeto, è un gusto personale – ho bisogno di musica, anche quando leggo. Credo che linguaggio sia da considerare musica a tutti gli effetti.
      Qualora si riesca (settenario) a trovare un ritmo interno (ottonario), facendo in modo che l’idioma mostri (endecasillabo) un’elegante e coinvolgente identità (dodecasillabo) perfino in una prosa di consumo (endecasillabo), allora si raggiunge l’armonia (endecasillabo). Che sia metrica classica oppure senza vincoli, di certo più moderna.
      Poi siccome il processo creativo è altrettanto personale se uno volesse usare la lingua per velocizzare la lettura lo può fare pure per carità ma forse solo in alcuni punti e in alcuni casi perché senza punteggiatura il moto perpetuo può degenerare in mal di mare perpetuo esseoesse.
      Perdono imploro e alfin le palme porgo per tutte le moderne bacchettate.

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