Ciao, dedaliano,
sono Marcello e nella mia terza vita faccio lo scrittore e l’editor, dopo aver insegnato in una scuola privata per dieci anni ed essere stato libraio per ventinove. Se ti sforzi un po’ troverai che le mie tre vite hanno qualcosa in comune… I libri, indovinato!

Per questo mio primo articolo, oggi ti parlerò di un genere letterario che amo, il poliziesco scandinavo, dei suoi precursori e dei maggiori interpreti.
Innanzitutto vorrei cercare di spiegarti quali sono i principali elementi che contraddistinguono il genere, al di là della provenienza geografica degli autori.

Il poliziesco procedurale

Molti dei romanzi, ma non tutti, appartengono al sottogenere definito poliziesco procedurale, dove a indagare non è un singolo detective, ma un’intera squadra. Raramente la soluzione dei casi è consegnata al colpo di genio di un investigatore, ma è quasi sempre il frutto della collaborazione fra tutte le persone che vi lavorano. Perizie autoptiche, rapporti della Scientifica e verbali di interrogatori occupano spesso buona parte dei romanzi. Sotto questo aspetto Mankell, Indriđason, Persson, Kjell Ola Dahl e la Lackberg sono gli autori più rappresentativi.

Attenzione ai fenomeni sociali

Un altro elemento che rende questi gialli appetibili al grande pubblico è lo sguardo al sociale che li accomuna. Ben lontana dall’essere perfetta, la società viene rappresentata spesso nei suoi aspetti deteriori: corruzione, alcolismo, prostituzione, droga, razzismo ed emarginazione sono temi affrontati a volte con durezza e senza fare sconti alla classe politica.
I protagonisti delle serie più famose ben di rado sono eroi integerrimi e devono confrontarsi di continuo con il male di vivere quotidiano: basti pensare al Wallander di Mankell, che si trova a combattere la demenza senile del padre e la propria inclinazione agli stati depressivi, o alla Bengtzon della Marklund, che deve affrontare continue discriminazioni nell’ambiente di lavoro e i tradimenti del marito.

L’ambientazione

Ma l’aspetto che forse più di tutti affascina i seguaci di questo genere letterario è l’ambientazione.
Si passa dalle grandi città del Nord, come la Göteborg dai grandi viali alberati di Edwardson o la fascinosa Stoccolma della Gerhardsen, ai luoghi più impervi e desolati di Åsa Larsson e della Fossum. E sono proprio questi ultimi – laghi ghiacciati, boscaglie innevate e panorami mozzafiato – a stimolare la fantasia del lettore, che si sente condotto per mano in ambienti con i quali ha poca familiarità.

Il poliziesco scandinavo in Italia

Il genere ha registrato, anche in Italia, una vera esplosione di appassionati nei primi anni del nuovo millennio e per molti ha coinciso con la pubblicazione del primo volume della trilogia Millennium di Stieg Larsson nel 2007: il celeberrimo “Uomini che odiano le donne”, che ha venduto milioni di copie in Europa e da cui sono stati tratti addirittura due film.
In realtà il giallo scandinavo era approdato in Italia ben nove anni prima, quando la casa editrice Marsilio pubblicò “La falsa pista” di Henning Mankell.

Poliziesco di Mankell

Fu questo romanzo a far sbocciare in me l’amore per Mankell prima, e per il genere letterario poi. Amore che, da libraio, trasmisi a buona parte della mia clientela affezionata (Marsilio dovrebbe farmi non dico un monumento, ma almeno un regalino a Natale!).

La cosa curiosa fu che la casa editrice, lungimirante come non mai, aveva acquistato in blocco i diritti di tutta la serie dei romanzi di Mankell con protagonista Kurt Wallander (erano nove all’epoca), ma iniziò a pubblicare questo, che è il quinto episodio, perché aveva vinto il prestigioso Premio Gold Dagger.
Il libro ottenne un successo discreto, così nei due anni successivi l’editore propose “La quinta donna” (1999) e “Delitto di mezza estate” (2000), rispettivamente sesto e settimo romanzo della serie. Nel frattempo il pubblico affezionato era andato aumentando; solo a quel punto Marsilio decise di partire dall’inizio e nel 2001 pubblicò “Assassino senza volto”, la prima inchiesta del celebre commissario di Ystad.

I veri precursori del genere

Dunque dobbiamo a Mankell la nascita del poliziesco scandinavo, penserai… caro dedaliano.
E invece no!
Non è Kurt Wallander il prototipo, triste e malinconico, dell’investigatore nordico, bensì Martin Beck, sovrintendente e poi commissario di Stoccolma, ancora più triste e malinconico, nato molti anni prima dalle penne di Maj Sjöwall e Per Wahlöö.
Giornalisti e compagni di vita, i due idearono a partire dal 1965 una serie di dieci polizieschi che riuscirono appena a concludere, prima della scomparsa di Wahlöö, avvenuta nel 1975.

I loro gialli recano tutti l’identico sottotitolo, Romanzo su un crimine, per indicare che furono concepiti come un’unica opera. Entrambi marxisti, i due si proponevano infatti attraverso i loro romanzi di offrire uno spaccato della vita sociale svedese del tempo e di criticare il partito socialdemocratico, reo a loro giudizio di essersi troppo imborghesito

“Il nostro vero obiettivo era formulare un atto d’accusa severo e puntuale al modello svedese di socialdemocrazia. Un progetto, da completare in dieci anni, composto da dieci opere per denunciare un unico crimine, quello perpetrato dai socialdemocratici ai danni dei lavoratori svedesi”.

Così si espresse la Sjöwall in un’intervista del 2008.
Benché presente fin dall’inizio, l’intento socio-politico si fece via via più marcato e negli ultimi romanzi diventò preponderante sulla vicenda poliziesca.
Giudizio politico a parte, “Roseanna” (1965) segna la nascita ufficiale del poliziesco scandinavo.

Copertina di Roseanna

I romanzi della coppia furono pubblicati in Italia per la prima volta tra il 1973 e il 1976 nella collana dei “gialli Garzanti” (solo sette titoli su dieci e in ordine sparso) e poi, su consiglio del nostro Andrea Camilleri, riscoperti da Sellerio che pubblicò la serie completa tra il 2005 e il 2011.

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Ti aspettiamo all’altro capo del Filo, dedaliano!

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