Ben ritrovato, dedaliano!
Sono Beatrice, mi occupo di design e libri, e questo è il mio primo articolo qui. Che, guarda un po’, parla di design e libri. Nella fattispecie, proverò a spiegarti come viene trattato un romanzo nell’ottica di oggetto stampato.

A meno di pubblicazioni digitali, un libro – dopo essere stato scritto, editato, corretto e tutto ciò che concerne il livello del contenuto – diventa un prodotto fisico e come tale deve essere progettato in ogni sua parte.
Poco sotto ti viene presentata una delle infinite “ricette” per far sì che un libro esca dal computer e prenda una forma tridimensionale fatta bene, un prodotto potenzialmente professionale.

Libro medio da scaffale, la ricetta

Carta: usomano avorio, 100g
Copertina: patinata opaca, 300g
Alette: no
Plastificazione esterna: opaca
Rilegatura: brossura fresata
Dimensioni: A5, 14,8 x 21cm
Numero di pagine: 384
Segnature: 24/16
Font: Garamond
Corpo carattere: 12pt
Interlinea: 14pt
Rientro sinistro di prima riga: 4,939mm
Paragrafo: giustificato con sillabazione
Stampa pagine interne: b/n in bianca e volta
Stampa copertina: CMYK, HP Indigo, in bianca
Tiratura: 500 copie
Costo di stampa: € 2.313 c.a.

Complesso? In effetti, il lavoro che sta alla base del progetto del prodotto di stampa è di pertinenza di laureati specialisti del settore, ma noi di Dedalo riteniamo comunque opportuno darti qualche dritta, così che possa farti un’idea della qualità del libro stampato che hai davanti, che sia il tuo romanzo o uno acquistato in libreria, o ancora online.

In libreria

Si studia il progetto “libro”

Come funziona, dunque, il lavoro del progettista, quando deve mettere in piedi la struttura del libro? Per prima cosa deve leggere il testo: genere, stile, target e destinazione d’uso sono importantissimi per determinare la fisicità del prodotto; un’edizione da collezione non sarà mai uguale a una economica da “leggiamo in spiaggia sotto l’ombrellone”.

Letto il libro e individuate le sue peculiarità, si procede con la scelta del formato e della carta. Proprio quest’ultima è importantissima, in quanto determina il peso e la resa estetica del volume. Le tipologie di carta sono innumerevoli, ma quella più usata per i volumi standard, rivenduti a un prezzo di copertina tra gli 8 e i 19 euro, è la usomano.
La usomano è uno dei migliori compromessi tra resa e prezzo.

Di pari passo con la scelta di formato e carta, viene il progetto del layout, ossia la struttura della pagina: come e dove andrà inserito il testo ed eventuali immagini; il font da utilizzare, il corpo carattere, l’interlinea, i rientri. Tutto sarà armonico e proporzionale. L’occhio del lettore non si deve stancare, bensì deve essere guidato nella lettura in modo piacevole e, a primo impatto, è bene che si senta appagato di fronte alla bellezza e all’ordine del testo.

Tipologie di font

Dopo l’impaginazione del libro, si può pensare alla copertina. Le dimensioni sono stabilite, la carta interna pure, quindi c’è tutto l’occorrente per definire lo steso.
Che cos’è lo steso?
Facile: prendi un libro qualsiasi, aprilo e appoggialo su un tavolo a pagine in giù. Se il libro ha le alette, apri pure quelle. Quel che vedi (quarta di copertina, dorso e copertina – ed eventuali alette –) è lo steso.
Proprio partendo dallo steso si progetta una copertina. Le dimensioni del dorso, in particolare, sono calcolate partendo dal numero di pagine, grammatura della carta (ossia quanto pesa al metro quadro) e tipologia di rilegatura.

Si progetta la copertina

Come fa, il progettista, a scegliere le tipologie di copertina e rilegatura più adatte al romanzo? Anche qui, tutto dipende dall’analisi compiuta all’inizio del lavoro.
Una copertina cartonata è più adatta alle edizioni di pregio, in quanto il costo e il peso sono maggiori. Oppure la si può implementare per libri molto voluminosi in termini di pagine, abbinata a una rilegatura in cucito filorefe, poiché più resistente: in questo modo si va a ridurre il rischio che il libro si spacchi nel mezzo.

La copertina “flessibile”, invece, forse la più diffusa, si adatta bene a pubblicazioni tascabili. Non per questo di qualità inferiore: un libro curato nel progetto (al netto del contenuto dello scritto) darà sempre l’impressione di essere un buon prodotto, piacevole all’occhio.
I vantaggi di questo tipo di copertina sono: il peso, in quanto la grammatura si aggira di solito attorno ai 300g; il costo, inferiore rispetto la copertina cartonata. Quasi sempre alla copertina “flessibile” si associa una brossura fresata: le segnature (vedi sotto) che compongono il libro vengono fresate e incollate alla copertina.
Tale procedimento è molto più rapido ed economico rispetto al cucito filorefe, ma è molto meno resistente.

Libro con copertina rigida

Si va in stampa

A questo punto manca solo di stampare e realizzare fisicamente il tutto.
Un libro, di norma, si stampa in bianca e volta, ossia fronte e retro, su dei fogli macchina abbastanza grandi, che poi vengono piegati e tagliati per comporre delle specie di piccoli opuscoli, chiamati segnature. Le segnature, di solito, sono composte da sedici pagine, o da quattro. Ecco il motivo per cui le pagine totali di un libro devono essere per forza in numero multiplo di quattro.

A meno di illustrazioni a colori interne, per cui serve un progetto particolare, il libro viene stampato in bianco e nero, mentre la copertina, il più delle volte, è a colori. Oggi, per le basse tirature e per copertine senza lavorazioni particolari, si usa la stampa digitale di cui l’unica pecca è la limitazione del colore.

La stampante, infatti, opera in quadricromia, ossia “mescola” quattro colori: Ciano, Magenta, Giallo (Yellow) e Nero (Black), da cui la dicitura CMYK. Questo spazio colore è il più piccolo disponibile: molti colori che si vedono nella realtà o prodotti dallo schermo di un computer non sono riproducibili con queste mescolanze.
Per avere colori particolari è necessario avere inchiostri e macchinari specifici… e molti soldi a disposizione!

Al termine della stampa, la copertina può essere plastificata o meno. In genere, se non sono state impiegate delle carte con una grana particolare, si opta per una plastificazione opaca – il lucido è quasi in disuso, lo si trova impiegato per le sovraccoperte o edizioni molto economiche.

Bene… dunque, stampato e rilegato il libro è finito, pronto per essere messo a scaffale o in vetrina online.
Spero che tutta la faccenda ti abbia incuriosito. Nonostante sia molto complessa e molto lunga, ho cercato di sintetizzare il più possibile, per evitare di farti annoiare.
Adesso, quando sfoglierai un libro, ne sentirai la consistenza o l’odore, saprai anche riconoscere alcuni dettagli in più: un libro è anche questo!

Ti aspettiamo all’altro capo del Filo, dedaliano!

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